L'UOMO E L'ACQUA

 

 

 

E lo spirito di Dio aleggiava sopra le acque”: con queste parole si chiude l'incipit della Genesi che pone l'acqua, insieme al cielo e alla terra, come principio stesso della creazione. E poi ancora, nel secondo giorno, subito dopo la luce, “Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che son sopra il firmamento”. E nel terzo giorno “raccolse le acque che sono sotto il cielo in un solo luogo e chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare”, finché, nel quarto giorno, “Dio disse : le acque brulichino di esseri viventi” facendo 'sì che proprio dall'acqua e nell'acqua avessero origine le prime forme di vita animale.

 

Nella tradizione religiosa dell'Occidente l'acqua è dunque l'elemento essenziale perché si compia il miracolo dell'esistenza. Di qui la sua intrinseca “sacralità”: una sacralità universalmente sentita e riconosciuta fin dall'inizio dei tempi in ogni parte del mondo, esprimentesi negli innumerevoli modi in cui l'acqua partecipa come protagonista alla ritualità religiosa dell'homo sapiens.

Questa sacralizzazione dell'acqua è certamente dovuta al riconoscimento della sua fondamentale importanza per la comparsa e il mantenimento della vita nel mondo. Ma al di là della sua evidente essenzialità , l'umanità riconosce tradizionalmente all'acqua il valore di una testimonianza del divino, del trascendente, del mistero. La realtà oggettiva della sua indispensabilità biologica si riempie così di contenuti mistico-religiosi appartenenti ad una “realtà altra” da cui l'acqua trae nuovi e continuisignificati metaforici. E la metafora comincia a vivere di vita propria estendendo progressivamente i confini della sua connotazione puramente fisica dal territorio delle “scienze della natura” a quello infinitamente più vasto delle “scienze dello spirito”. Essa diventa oggetto fondante della riflessione filosofica sul senso del mondo, come in Talete, o sull'ireversibilità del tempo, come in Eraclito. In Omero si fa protagonista assoluta di quella grande avventura della vita che è il viaggio di Ulisse. Nella mitologia diviene la culla della bellezza da cui Venere – nelle parole del Foscolo - “vergine nacque”.

 

In tutte le religioni assume un ruolo di mediazione fra l'uomo e la divinità, dalla danza della pioggia dei culti totemici al battesimo di Gesù nel Giordano, alle abluzioni induiste nel fiume Gange. Una volta divenuta metafora,recuperato cioè il senso infinitamente significabile della Parola, del Verbo, del Logos,l'acqua si riappropria di quel Sé che ne rifonda e ne estende l'esserci nell'essere e la rende disponibile alla filosofia, alla religione, alla letteratura, alla poesia, all'immaginario collettivo, come nelle favole o nei proverbi, o al “giudizio estetico” personale, come nelle varie forme espressive dell'arte in genere e in particolare di quella visiva. Qui l'acqua si arricchisce di nuovi contenuti emozionali, dall'estasi contemplativa di un “Paesaggio lagunare” del Canaletto , al sublime sgomento di una “Tempesta” del Giorgione. Nell'infinita varietà dei colori e dei modi in cui viene rappresentata, peraltro evocativi dell'infinita variabilità della sua condizione naturale, essa incarna l'anima del mondo e la propone alla nostra coscienza come specchio e come memoria delle sue più recondite impalcature: quelle mai compiutamente contenibili nello spazio delle certezze dell'Io e perciò sempre esposte all'improvviso e continuo mutar degli eventi.

Heideggerianamente l'acqua potrebbe rappresentare quell'abisso (abgrund) dal quale l'essere può emergere nella sua più assoluta irrazionalità come inaspettata “rivelazione” e nel quale può altrettanto inaspettatamente precipitare e dissolversi come inghiottito dal nulla. E' proprio questo il senso che anima il linguaggio della mia pittura: un linguaggio cifrato che è costantemente sospeso fra i gorghi del nichilismo e l'approccio ermeneutico alla verità infinitamente significabile dell'essere, e in particolare dell'essere umano.

 

Anche in questa mostra che raccoglie un certo numero di opere da me occasionalmente elaborate nel corso dei miei trentacinque anni di attività e nel cui contesto viene evocata l'immagine dell'acqua, tale elemento non si propone mai nella sua valenza puramente descrittiva o semplicemente emozionale, ma piuttosto come un tramite metaforico di alcuni aspetti fondanti dell'essere umano. Così che il legame fra l'uomo e l'acqua è ravvisabile nella proposta ermeneutica implicita di tali opere, dove l'acqua, insieme agli altri elementi della composizione pittorica, pur lasciandosi leggere come tale, conserva tuttavia quella distanza dal mondo reale che le permette di proporsi come “cifra dell'essere” e di rendersi viva ed attuale non come “fatto” o come “cosa” ma come pura e semplice “significabilità ontologica”. Tornando ai primi versetti della Genesi, potremmo dire che non c'è nulla al mondo di più apertamente e misteriosamente significabile dell'acqua, senza una cui continua risignificazione , ossia senza un'assidua cura di questo elemento essenziale da parte dell'uomo , il mondo stesso tornerebbe nell'abisso del nulla: tanto nella metafora poetico-religiosa quanto nella realtà dei fatti e delle cose convenzionali.

 

Questa mostra vuole essere appunto una proposta di risignificazione ontologica dell'uomo e dell'acqua, aperta all'interpretazione creativa del visitatore.

 

 

Pier Augusto Breccia